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Palazzo Salviati, un’Architettura al servizio della Cultura Militare

PALAZZO SALVIATI LUNGARA ROMANO CASD

Palazzo Salviati, imponente e fermo nella sua fierezza rinascimentale, è un ottimo esempio di quanto un’architettura storica riesca a trovare, grazie soprattutto a illuminati utilizzatori, grande forza dal proprio passato.

Siamo a Piazza della Rovere, all’innesto con Via della Lungara, una delle più belle prospettive romane, progettata dal Bramante, e affacciata sul Tevere.

Grazie all’iniziativa Open House Roma 2019, veniamo catturati dalle maestose mura di Palazzo Salviati, capolavoro del Rinascimento romano prima e, Barocco poi.

Edificio possente, dalla forte personalità, Palazzo Salviati offre l’incipit alla quinta urbanistica della Roma nobiliare, quella dei maestosi palazzi pontifici che trovarono, proprio lungo questo asse viario, la loro giusta collocazione.

499 anni dalla posa della prima pietra – datata 1520 -, e altrettanti di storia racchiusi tra le sale di un Palazzo dalle nobili origini, progettato dal grande architetto Giulio Romano e terminato da Nanni di Baccio Bigio nel 1568.

La storia poi, come sempre, ha fatto il suo corso, lasciando che il maestoso cortile seicentesco, dal  forte rigore formale, accolgliesse il visitatore col proprio ordine e geometrismo lineare.

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Le forme, dapprima rinascimentali, si mutano in barocche, dall’accento illuministe, che ritrovano nella sequenzialità cadenzata degli archi, delle finestre e dei bugnati, la grande innovazione architettonica del tempo. (1634)

Lo Scalone e la Cappellina

L’ingresso, imponente, ci guida in un primo spazio coperto, l’atrio, un luogo piuttosto buio rispetto alla grande luce profusa dal candore delle facciate che racchiudono il cortile in lontananza.

L’effetto sorpresa è presente, forte e chiaro, vero e proprio marchio di fabbrica.

Questo viene amplificato dal maestoso Scalone che conduce al piano nobile. Qui, appartata secondo tradizione, si trova una piccola PALAZZO SALVIATI LUNGARA ROMANO CASDCappella, pregevole per gli stucchi che rimandano, se pur timidamente, alla scuola michelangiolesca e raffaelliana.

Splendida la volta, a padiglione, in cui troneggia lo Stemma della famiglia Salviati arricchitosi, nel frattempo, degli emblemi medicei.

Esempio evidente di come e perchè palazzi come il Salviati oggi si mostrino spogli dei loro ricchi arredi, con probabilità andati in dote, di famiglia in famiglia, e “traslocati”, all’occorrenza, in altre subentrate dimore.

La Biblioteca

20.000 monografie, 250 periodici, 30.000 spogli di periodici sono solo alcuni dei testi che si trovano attualmente all’interno della preziosa biblioteca al pianterreno.

Interamente affrescata nelle volte a padiglione presenti nelle tre sale di cui si compone, rilascia al visitatore eleganza e leggiadria, come se chi, immerso negli studi o in letture impegnative, potesse trovare ristoro rivolgendo lo sguardo verso l’alto.

E’ qui, infatti, che il lettore trova l’inatteso.

La prima grande sala, ci immerge in immagini di celebri battaglie combattute durante il Risorgimento italiano, a testimonianza della nuova vocazione del Palazzo, divenuto sin dal 1849 prettamente ad uso militare.

Le immagini di guerra però, si affievoliscono, allontanandosi al varcare della soglia della seconda Sala.

Qui, decori  naturalistici, di chiaro stampo art nouveauaiutano a dissipare le fatiche della lettura come anche quelle della battaglia.PALAZZO SALVIATI LUNGARA ROMANO CASD

I soggetti botanici, dipinti da Annibale Brugnoli che,  come ci fa notare la nostra guida, è ricordato soprattutto per gli splendidi affreschi della cupola del Teatro dell’Opera di Roma, conducono a mete lontane, quasi esotiche.

La percezione è di un omaggio sublime e celato a quello che, in fondo, è il grande vanto di questo Palazzo: il Giardino seicentesco.

Questo, escluso alla vista immediata del visitatore, si apre magicamente a noi, inondandoci di colori e profumi provenienti da terre lontane.

PALAZZO SALVIATI LUNGARA ROMANO CASD

Esemplare di Phytolacca

Gynkgo Biloba, Sequoie secolari, Cipressi e poi due splendidi esemplari di Phytolacca Dioica, Cedri dell’Himalaya; un meraviglioso esemplare di Albero del pepe che, insieme ad altre essenze centenarie, offrono un breve accenno di quel che poteva essere in passato questo luogo, originariamente facente parte del grande Orto Botanico di Roma.

Ma il verde e il paesaggio non sono l’unica sorpresa di questo giardino.

Lungo il viale principale infatti, ecco che si apre un inaspettato teatro classicheggiante fatto scavare, in una piccola collina, proprio su volere del Duca Don Antonio Salviati.

L’emiciclo, immerso nel verde, fu sede, dal 1699 al 1704, delle riunioni pastorali della celebre Accademia dell’Arcadia.

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Il Teatro dell’Arcadia

«I fondatori, grandi uomini, della benemerita e celebre Accademia d’Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de’ greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne’ classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore…” Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1852, Vol. LIV, pag. 7

Il Ponte del “Soldino”

Palazzo Salviati fu anche celebre nella Roma dell’Unità d’Italia, quella cioè delle nuove grandi infrastrutture urbanistiche, come i famigerati ponti.

All’epoca, infatti, il Palazzo identificava il punto di riferimento per quanti volessero attraversare il Tevere.

Allora veniva utilizzato il Ponte dei Fiorentini, un ponte di ferro, poi sostituito dall’attuale Ponte Principe Amedeo, e per il quale, per fronteggiare le spese di realizzazione, si pagava un soldo di pedaggio.

Da qui il nomignolo affettuoso di Ponte del Soldino (1863 – 1941).

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Ponte dei Fiorentini, detto anche del Soldino – foto d’epoca primi Novecento

Il CASD

Curiosi aneddoti a parte, oggi Palazzo Salviati, austero e imponente come in passato, conserva ancora la destinazione militare che, dal 1849, gli fu attribuita.

Dal 1971 è prestigiosa sede del CASD, il Centro Alti Studi per la Difesa.

Si tratta di un organismo interforze operante a livello nazionale ed internazionale, luogo di formazione di personale altamente specializzato, punta di diamante della nostra Difesa e Centro di cultura militare.

Un motivo in più per visitare un sito ricco di storia,. Un monumento nazionale in cui ritrovare memorie e fasti di un passato scritto in ogni pietra presente e che, ad ogni passo, si percepisce e respira.

Una grande occasione di architettura, arte, paesaggio e cultura militare.

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immagini Natalia Di Pasquali

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