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RESTAURO E ARCHEOLOGIA. LA PAROLA AL PROFESSOR SPIRIDIONE ALESSANDRO CURUNI

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Una lezione del Prof. Curuni - 2014
photo and images courtesy Prof. S.A.Curuni


L’Italia, si sa, è un paese con un enorme patrimonio culturale inestimabile e, il più delle volte, in ambito archeologico.

L’archeologia però, sembra quasi essere “distaccata” dal restauro architettonico.

Abbiamo rivolto alcune domande al Professor Spiridione Alessandro Curuni, Professore Ordinario di Restauro Architettonico, oggi in pensione, grande sostenitore del restauro architettonico a supporto delle attività archeologiche.

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Professor Curuni, attualmente è impegnato a Pyrgi con la Scuola di Specializzazione in beni architettonici e del paesaggio (per lo studio e il restauro dei monumenti).

Ci può raccontare qualcosa di più?

Devo dire che siamo presenti anche a Pyrgi, con la nostra Scuola di Specializzazione, in forza di una convenzione. Quello che ci proponiamo di fare è di educare i nostri allievi architetti all’assistenza durante le operazioni di scavo, alla cura del restauro e alla valorizzazione di questo importantissimo sito.

Come nasce questa collaborazione?

Da sempre la nostra Scuola ha ospitato, tra gli specializzandi, degli archeologi, ma anche degli storici dell’arte, degli ingegneri.

foto-1 CURUNI POMPEI

il prof. CURUNI in cantiere a Pompei – 2009

In memoria del fatto che le due discipline, restauro e archeologia, sono due scienze nate contemporaneamente, durante il periodo storico del Neoclassicismo, ormai più di trecento anni fa.

Da quel tempo, infatti, l’archeologo rendendosi conto che con gli scavi avrebbe inferto al territorio delle ‘ferite’, si avvaleva della figura dell’architetto, chiamato a proteggere le vestigia ritrovate e a curare il paesaggio e l’ambiente che, in qualche modo, era stato manomesso.

Dalla seconda guerra mondiale in poi, però, abbiamo assistito ad un’inversione di tendenza in cui l’archeologo ha iniziato a portare avanti, con le proprie competenze e conoscenze, l’intero cantiere di scavo eliminando, quasi completamente, l’apporto dell’architetto.

Come si inserisce la Scuola di Specializzazione?

La Scuola sta cercando di “restaurare” l’originaria collaborazione, per ristabilire un dialogo tra queste due importanti figure professionali.

Ecco perché sono state inserite, nel piano di studi, materie importanti come Metodologia e tecnica della ricerca archeologica nella quale è evidenziata la cura del cantiere dello scavo archeologico.

Che ruolo ha, oggi, l’archeologo all’interno di un cantiere di scavo?

Oggi l’archeologo redige il progetto di restauro. E’ l’archeologo che cura il restauro.

In alcuni casi con l’ausilio dell’architetto.

Quello che sorprende è il numero crescente di architetti che si sono messi ad emulare l’archeologo, dimenticando quella che è, da sempre, la nostra prerogativa, e cioè la progettazione a 360°.

Invece gli architetti italiani, nel restauro, che ruolo hanno? Che competenze si vedono riconoscere?

Gli architetti dovrebbero essere coloro che propongono gli interventi di restauro, mappando l’edificio sul quale si dovrà intervenire.

Questo grazie a dei grafici, secondo me, impropriamente detti rilievi, su cui sarà rappresentato il deterioramento di tutti i materiali che compongono l’organismo architettonico.

Inoltre,  gli architetti dovranno studiare (conoscere) l’edificio dal punto di vista storico, artistico e statico strutturale, affinché possano proporre le cure più adeguate, a garanzia di una vita futura più agevole possibile.

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Asciano Pisano, Chiesa e Convento di S. Maria della Neve, Colle Mirteto sul monte Faeta (PI) – Elaborati che riproducono in modo così fedele lo stato in cui si trova l’edificio, si prestano alla successiva elaborazione di piani di intervento per il recupero ed il restauro. (disegni originali di Marcella Curuni redatti per lo svolgimento della sua tesi di Laurea in restauro architettonico, discussa con la relazione del prof. Giovanni Carbonara, nell’anno accademico 1996-97)

Da tutto ciò deriva che, la disciplina del restauro, è una disciplina che richiede la massima qualità progettuale.

Questo è possibile anche perché l’architetto, nella sua formazione, unisce l’anima scientifica dell’ingegnere, composta da tutte le discipline scientifico-matematiche (geometria, consolidamento, scienza delle costruzioni, tecnologia ecc.), a quella umanistica, dove le diverse materie compositive (la composizione architettonica – oggi progettazione architettonica –, la progettazione Urbanistica, la Storia dell’Architettura e il Restauro) formano una figura di professionista che potremmo definire come un progettista tout-court.

Egli, con la sua mentalità, progetta edifici, progetta strutture, progetta città e, anche , direi soprattutto nel restauro deve imporre la sua più vivace vena progettuale.

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Fabriano, Teatro Gentile, spaccato assonometrico generale dell’intero complesso teatrale, originale in scala 1:50 – (rilievo – edizione finita – S. A. Curuni, 1984, Archivio disegni Soprintendenza BB. AA. AA. Delle Marche, Ancona)

Quando il restauro diventa una super-progettazione?

Direi che lo è, e deve essere, sempre.

Perché genera un processo progettuale complesso, che deve tener conto delle più svariate condizioni e situazioni.

Mi piace portare l’esempio delle Case-torri medievali di Pisa che oggi, grazie ad interessanti interventi di restauro, continuano a svolgere le funzioni di Civile Abitazione.

Per arrivare a questo è stata necessaria l’Opera di un architetto che, nel rispetto dei caratteri storici e dell’importanza culturale di quelle architetture, è riuscito ad imporre all’antico organismo le necessarie trasformazioni e adattamenti a quelle che sono le attuali normative edilizie previste dai Piani urbanistici senza deformarne il carattere di memoria storica.

Esteticamente vengono sempre percepite come casa-torre medievale ma nel complesso è cambiato il modo di usufruirne; sono monumenti vivi e vitali.

Si tratta di una super-progettazione di restauro, che mira al mantenimento in vita dell’opera sulla quale si rende necessario un intervento.

Parliamo di uno dei suoi libri “L’utilità della fotografia per la comprensione dell’organismo architettonico” – Pisa, 2014. Un testo chiaro che aiuta a comprendere l’importanza della conoscenza dell’organismo architettonico.

I nuovi strumenti stanno penalizzando l’approccio progettuale?

L’importante atto preliminare per la conoscenza dell’organismo architettonico sul quale si dovrà intervenire è agevolato moltissimo dal sapiente uso che riusciamo a fare dello strumento fotografico.

Oggi l’apparecchio fotografico digitale, nella sua estrema semplicità d’uso, permette a chiunque si ponga di fronte ad un edificio di poter sintetizzare con pochi scatti gli essenziali caratteri dello stato di fatto prima di iniziarne la fase progettuale. ()

L’architetto deve saper osservare le cose e saper descrivere, con poche immagini, il concetto documentario che sta studiando.

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Urbino, una delle sezioni trasversali del Palazzo Ducale, rilievo – in edizione finita eseguito per l’esecuzione di importanti lavori di restauro del 1985. (archivio disegni Soprintendenza BB. AA. AA. Delle Marche, Ancona)

Si tratta di un primo step, fatto di fotografie, di foto di lavoro, necessarie soprattutto nella fase progettuale perché aiutano la rappresentazione grafica di determinate complessità costruttive.

In brevissima sintesi possiamo dire che il cantiere di restauro nasce fin da questi primissimi atti di pura conoscenza.

Quale è stato il più grande insegnamento che ha ricevuto da un suo “maestro” e di cui fa ancora tesoro.

Ho avuto la fortuna di avere maestri come Guglielmo de Angelis d’Ossat, Carlo Ceschi ed altri.

Sono loro che mi hanno invogliato ad occuparmi di questa particolare disciplina del restauro; materia che io preferisco chiamare: della Progettazione sul Preesistente.

Devo molto ai miei maestri poiché ci hanno sempre rammentato che bisogna sempre esprimere liberamente le nostre idee.

Questo è, e ancora oggi va ribadito con energia, l’architetto: una figura che deve poter rimanere libera, anche quando si deve operare su preesistenze da rispettare, sempre e comunque, con l’armonia del suo intervento.

Questo è il bellissimo mestiere dell’architetto.

Oggi, cosa si sentirebbe di consigliare ad un giovane architetto deciso ad intraprendere la strada del restauro architettonico?

Innanzi tutto gli faccio tanti auguri.

Scherzi a parte, non posso che essere felice perché operare nel restauro è un ambito molto bello e affascinante!

Ci vuole tanto amore e tanta passione.

Si studiano edifici e si consultano documenti che normalmente sono riservati e si imparano sempre cose nuove. Il nostro bagaglio culturale ne esce sempre profondamente arricchito.

Quindi, bene! Avanti con tanto amore e grinta operativa!

In bocca al lupo!

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 14 Marzo 2018  –  ©Riproduzione riservata

 

 

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