IL LABIRINTO DI BAMBU’ PIU’ GRANDEDEL MONDO

A meno di un mese dall’inaugurazione, vogliamo
visitare, a Fontanellato, in provincia di Parma, un
incredibile Labirinto verde, unico nel suo genere,
voluto, ideato e sognato dall’editore Franco Maria
Ricci.
Appassionato collezionista d’arte e di bibliofilia, Ricci è
riuscito a dare vita ad un intervento paesaggistico sorprendente, un progetto visionario e, al contempo
unico, monumentale.
Un insieme di richiami al mondo classico, sintomatico
della personalità poliedrica di Ricci, emerge
dall’impianto del Labirinto sino ad arrivare alle
architetture che lo costellano.
La caratteristica pianta a stella, ispirata alla classica planimetria della città ideale
cinquecentesca, si estende su di una superficie di
8 ettari.
La tipologia di dedalo è quella romana, composta a
quattro campi interconnessi che si snodano intorno
ad un quadrato centrale.
A differenza dei labirinti romani, però, il Labirinto della
Masone diventa innovativo nell’introduzione di elementi
desueti, come bivi e biforcazioni.
Caratteristica inconfondibile è, senza dubbio,
l’utilizzo del bambù, unica pianta impiegata per la
realizzazione delle siepi che, a differenza dei classici
bossi, rende contemporaneo un concetto di percorsi
ludici molto usati in passato e, certamente, ricchi di simbolismo.
In effetti Ricci usa il Labirinto come vero e proprio
manifesto per l’utilizzo di una pianta, il bambù appunto,
forse poco impiegata nei giardini e negli interventi
paesaggistici italiani.
Le sue caratteristiche di robustezza ed eleganza,
l’essere un
sempreverde dalle molteplici specie e varietà, lo
rendono adatto ad essere usato a scopi paesaggistici,
come rottura con un passato maggiormente legato ad
essenze autoctone.
Il Ricci spiega come “la passione per il bambù – questa
pianta elegantissima, ma così poco utilizzata in
Occidente, e specialmente in Italia – mi suggerì la
materia prima ideale.”
Il Parco
Il progetto del Labirinto, condotto dall’architetto
Davide Dutto insieme a Franco Maria Ricci, ha visto
un iter progettuale piuttosto lungo.
Ma il risultato è davvero notevole.
Il Labirinto non è l’unico elemento che costituisce
questo grandioso progetto, ma rientra in un più ampio
intervento esteso all’area interessata che si costella di
edifici in cui l’arte si manifesta e prende vita. Ecco che si apre la Galleria dove trova collocazione la
collezione d’arte e di bibliofilia.
Qui convivono scultura, pittura e libri, qui si respira
l’arte nell’accezione più ampia del termine.
Vi è poi uno
spazio
dedicato ad
ospitare
mostre
temporanee, un bookshop, un ristorante, un caffè/bistrò
ed uno spaccio di gastronomia.
Il nucleo centrale del Labirinto ospita una grande
corte, organizzata secondo ampie gallerie porticate.
Viene ospitata persino una cappella a forma
piramidale, che subito porta alla mente l’esperienza
eclettica di Viollet Le Duc.
Completano il gruppo architettonico due ampie sale
pensate per accogliere eventi speciali, affiancate da un
salone con grandi vetrate che affacciano sul verde
circostante.
I numeri del Labirinto
200.000 bambù
Bambù alti fino a 5 metri
8 ettari di superficie totale
3 chilometri di percorsi interni
500 opere situate nello spazio del museo annesso al
Labirinto
2.000 metri quadri di piazza al centro del Labirinto,
pronta ad ospitare concerti, feste ed esposizioni
15.000 volumi di storia dell’arte presenti nella biblioteca


Il Labirinto di bambù più grande del mondo, è un
intervento che, tra le altre suggestioni, offre anche
quella di essere inserita in un percorso culturale legato
ad Expo
Milano
2015, che
parte dal
Palazzo
della
Ragione a
Mantova,
per poi
passare per Colorno fino ad arrivare, concludendosi,
a Fontanellato.
Una particolarità: la Fornace Brioni, opificio
storico di Gonzaga, a Mantova, ha realizzato, uno
ad uno, i quasi trentamila pezzi in laterizio.
Si tratta di elementi assimilabili a mattoni che però,
presentano forme inusuali, con curve e sagome
speciali e, con i quali, sono state realizzate le
architetture che si susseguono nel Labirinto.
Fotografie gentilmente concesse da Ufficio Stampa
Franco Maria Ricci