ART DECO’, ANNI RUGGENTI IN ITALIA

Art Decò, anni ruggenti in Italia, è una grande e irripetibile occasione per
apprezzare da vicino, carpendone l’essenza, un movimento artistico unico nel suo
genere.
Le numerose testimonianze esposte, infatti, offrono lo spunto per riflettere su come,
negli Anni Venti, all’indomani della Esposizione Universale di Parigi del 1925,
dedicata alle Arts Decoratifs, nuove forme si fanno messaggere di profondi
cambiamenti sociali e politici.
Il periodo di sviluppo di questa nuova corrente artistica è, come spesso accade in
questi casi, molto ristretto.
Ma sicuramente sufficiente a determinarne il
grande apprezzamento e successo di pubblico.
La mostra ci porta ad un periodo di apparente
ripresa economica e sociale, quello cioè collocato
temporalmente tra la prima guerra mondiale e la
crisi economica del ’29.
Assistiamo ad un’esplosione di colori, lusso,
decori che testimoniano l’ascesa della borghesia e
la stretta connessione, propria di quel tempo, tra
sfarzo e piacere.
Gli anni Venti, dunque, protagonisti di uno spaccato
di storia italiana, incentrata su immagini,oggetti, rappresentazioni iconografiche, tecnologia e tutto
quanto lasci traccia di quel periodo fecondo. La mostra, allestita presso i Musei di San Domenico a Forlì, sarà visitabile fino al
18 giugno riuscendo a far assaporare al visitatore tutto il fervore culturale che si
respirava all’epoca.
L’entusiasmo per la vita, quel senso di rinascita, si ritrova negli arredi, nelle
splendide ceramiche, nei tessuti ricchi e filigranati, negli stucchi e nei bronzi, negli
argenti e nei metalli in genere.
Alla base la ricerca vitale tipica delle avanguardie che muove i suoi passi per dare
soluzioni razionali, avvalendosi di ingranaggi geometrici e funzionali, di forme
spigolose a cui ridurre i tratti morbidi di figure umane, di architetture prismatiche
quasi smembrate illuminate da luci artefatte, emblema della città contemporanea.
Prestigiose sono le firme degli artisti presenti.
Si va dagli impianti di illuminazione di Zecchin, di Venini e della Fontana Arte di
Pietro Chiesa, alle meravigliose ceramiche di Gio Ponti e Guido Andlovitz, per
passare poi alle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini e Libero Andreotti, o alle
fantastiche sculture di Sirio Tofanari.
Ma anche le oreficierie dal gusto bizantino di Ravasco, i preziosi arredi di Buzzi, di
Ponti e Portaluppi, ai tessuti impalpabili delle sete preziose di Ravasi, Ratti e
Fortuny ai moderni figurini di Thayath per Madeleine Vionnet, come agli arazzi in
panno di Depero. Tutti artisti che si sono fatti portavoce di un clamoroso cambiamento epocale, nato
dallo ceneri del Liberty ma incline ad un concetto più moderno di design, in cui ogni
oggetto trova spazio nel quotidiano e non solo nel superfluo.
In copertina
Erté, Testa di manichino per
Pierre Imans in “La Reine de
Saba”, 1925, tempera su carta.
Fontanellato (Parma), Collezione Franco
Maria Ricci, Labirinto della Masone